RISCALDAMENTO CLIMATICO
Lo scandalo degli esperti dell'IPCC

Il grafico che vedete è forse il più famoso di tutti i tempi e si è meritato il nome di Hockey Stick (o mazza da hockey). Rappresenta i valori di temperatura dell'ultimo millennio ed è la prova più citata a sostegno della tesi sul contributo delle attività antropiche al riscaldamento globale. La ricostruzione è stata pubblicata da Nature nel 1998 e negli anni seguenti ha subito piccolissime variazioni che comunque non ne hanno alterato il significato originario. A firmare il lavoro del 1998 sono tre climatologi: Michael Mann, oggi alla Pennsylvania University, Raymond Bradley dell'Università del Massachusetts e Malcom Hughes dell'Università dell'Arizona. Il grafico assume un significato politico assoluto nel 2001 quando diventa l'architrave del terzo Assessment Report dell'Agenzia delle Nazioni Unite per i mutamenti climatici (IPCC), a cui i media daranno grandissimo risalto, oltre a figurare in centinaia di documenti istituzionali e politici che sostengono la necessità di tagliare drasticamente le emissioni di gas serra. Va precisato che l'andamento delle temperature indicate nel grafico del 1998 è una ricostruzione che utilizza varie fonti di dati: misuriamo le temperature a partire dal 1850, per cui per ricostruire quelle precedenti si è dovuto ricorrere ai cosiddetti proxy, ovvero a temperature ricavate dagli anelli degli alberi o a microrganismi contenuti nei sedimenti lacustri e marini. Ma al di là dei tecnicismi resta il fatto che la ricostruzione di Mann e altri dimostra un andamento pressoché piatto delle temperature fra l'anno 1000 e gli inizi del secolo scorso, indicando una certa stabilità delle temperature per circa un millennio che poi salgono inesorabilmente con una curva molto ripida. E' quindi un segno evidente che le attività umane sono responsabili, attraverso le emissioni di gas di serra, di questo precipitoso aumento. Il grafico di Mann e altri è importante anche per un secondo aspetto: possiamo assumere che prima della rivoluzione industriale - ovvero in assenza di sostenute emissioni di gas serra - i valori di temperatura comportino una certa variabilità e che misurarli sia fondamentale per poter stabilire quanto le attività umane le abbiano fatte crescere oltre il valore di fondo. Sintetizzando ferocemente da un punto di vista strettamente politico la ricostruzione di Mann è il dato scientifico che giustifica la nascita del Protocollo di Kyoto e di qualsiasi altro programma di mitigazione che ne seguirà. La controversia sull'hockey stick - ovvero sulla solidità di questa ricostruzione - inizia nel 2003 quando un consulente minerario canadese, Stephen McIntyre, e l'economista Ross McKitrick dell'Università di Guelph la sfidano apertamente sostenendo che è viziata da artefatti dovuti a calcoli sbagliati e a dati inaffidabili. Il lavoro viene pubblicato nel 2003 su Energy and Environment ma negli anni che seguono si scatenerà un inteso dibattito con decine di lavori pubblicati pro o contro la ricostruzione del 1998 di cui è impossibile riferire qui. Se ne occuperanno un panel del National Research Council statunitense, un gruppo di statistici della National Academy of Sciences e un Sottocomitato per l'energia e il commercio (il cosiddetto Wegman Report) oltre a un nutrito numero di Associazioni disciplinari (per una ricostruzione più esauriente della contesa vedi Hockey Stick Controvercy su Wikipedia). Nel tempo al gruppo originario del 1998 si aggiungeranno anche altri ricercatori fra cui Kevin Trenberth, del National Center of Atmosferic Research di Boulder, Phil Jones della East Anglia Climate Research Unit, Tom Wigley della University Corporation for Atmospheric Research, solo per citare i nomi più noti. Il gruppo viene spesso chiamato con il nome «The Team» e lo si può considerare l'anima «tecnica» del gruppo di esperti dell'IPCC che realizza la parte scientifica dell'Assessment Report redatto ogni quattro anni dall'agenzia dell'Onu. Insomma parliamo di ricercatori sulla cresta dell'onda che pubblicano su riviste a grande fattore di impatto e che hanno un peso notevolissimo anche nell'influenzare le politiche nazionali sulla mitigazione del clima. La credibilità di questo gruppo è duramente messa alla prova dalla pubblicazione di un migliaio di mail che si sono scambiati fra loro e che un hacker avrebbe trafugato dal server dell'Università della East Anglia in Gran Bretagna. Intanto è bene dire subito che l'ipotesi dell'hacker suona come piuttosto fantasiosa, l'ipotesi più probabile semmai è che un ricercatore di questo gruppo abbia trafugato questa documentazione per motivi che non conosciamo. Ma non c'è dubbio che l'autore di questa beffa è persona del mestiere e che risalire alla sua identità sembra piuttosto improbabile: il materiale «piratato» è stato appoggiato su uno di quei server russi dove generalmente il popolo della rete si collega usualmente per scaricare gratuitamente programmi craccati. La mail - sono più di mille - sono oggi disponibili in rete, al punto che esistono addirittura motori di ricerca dove basta digitare un nome per poter leggere tutta la corrispondenza inviata e ricevuta. Ma cosa dicono queste mail? Le più interessanti sono certamente quelle relative alla contesa con McIntyre e contengono consigli su come rintuzzare le sue accuse o come screditare il diretto interessato. Altre suonano come una vera e propria cospirazione per mettere in cattiva luce i propri avversari, ma anche per minare la credibilità delle riviste peer-rewieved dove hanno pubblicato i loro lavori: ad esempio rivelano pressioni perché qualche membro del board editoriale rassegni le proprie dimissioni (indebolendo l'autorevolezza della testata). Una parte molto interessante, che getta una sinistra luce sull'onesta scientifica dei componenti del cosiddetto Team, è relativa proprio all'hockey stick e su come «aggiustarlo» per dare valore alle proprie tesi. Il problema della validità dell'ultima parte del grafico era già stato segnalato da Stephen McIntyre quando contestava un rialzo improvviso della curva che invece a suo dire era piatta. Molte mail si riferiscono al trick che potremmo tradurre con la parola trucco – per non usare quella più colorita in uso oggi che passa sotto il nome di tarocco – a cui i diretti interessati danno oggi un significato benevolo e nient'affatto truffaldino. In un primo momento queste mail sono state definite apocrife, ma siccome poteva diventare un boomerang molti ricercatori chiamati in causa, tra cui Phil Jones, hanno preferito ammettere che sono vere. E' noto da almeno un paio d'anni, ad esempio, che la temperatura in questo momento non è in crescita, così Kevin Trenberth scrive in una mail: «il fatto che in questo momento non siamo in grado di spiegare la mancanza di un aumento della temperatura è cosa che non possiamo lasciar correre». In un'altra mail, sempre a proposito dello stesso problema, si legge: «sì, non è molto più del 1998 e tutto questo mi preoccupa… ma c'è la possibilità di avere davanti un periodo lungo una decina d'anni con temperature relativamente stabili, al di là di quanto ci si può attendere da La Nina etc… ma se io vedo questa possibilità la farebbero loro anche gli altri, forse posso tagliare gli ultimi punti sulla curva prima del mio intervento, questo è un trend verso il basso a causa degli effetti finali e del freddo degli ultimi anni». Nel 2008 il solito McIntyre inoltra una domanda utilizzando il Freedom Information Act, un provvedimento che garantisce il libero accesso a dati governativi o istituzionali se non attengono alla sicurezza nazionale. La notizia si sparge immediatamente e una mail firmata da Phil Jones e indirizzata a Michael Mann recita: «puoi cancellare qualsiasi mail che io abbia scambiato con Kevin e anche gli altri dovrebbero fare lo stesso. Puoi avvertire Gene e dirgli di fare la stessa cosa? Noi tutti dovremmo fare così» (negli Stati Uniti se tale comportamento è stato messo in atto per sfuggire al FOIA è considerato un reato). Ma questo è il meno, le mail più raccapriccianti sono quelle che indicano i modi per aggiustare i dati che non convergono con l'interpretazione del Team e sono decine. Bisogna aggiungere che si tratta di lavori pubblicati su riviste peer-review e che spesso alcuni lavori vengono ritirati per errori più che banali, figuriamoci in un caso come questo. Nel frattempo Stephen McIntyre si è preso la sua rivincita e lavorando sulle mail oggi pubbliche ricostruisce il trick di cui parlando gli autori fra di loro. Il suo sito non è in grado di soddisfare gli accessi per cui la sua ricostruzione la potete leggere su un mirror. Questa patata bollente arriva in una fase abbastanza delicata: da una parte manca poco all'incontro «politico» di Copenaghen dove si discuterà di un Kyoto II che ha già un bel po' di guai, ma diversi gruppi scientifici stanno lavorando al prossimo Assessment Report dell'IPCC dove non si potranno truccare le carte come è stato fatto in passato. Un argomento assolutamente a parte sarà il comportamento delle riviste scientifiche che hanno pubblicato lavori «addomesticati» e che ora riceveranno non poche contestazioni. Lo scandalo è certamente di enorme portata perché solleva molti dubbi sull'onesta scientifica del gruppo chiamato in causa, ma siccome questi ricercatori nella stragrande maggioranza dei casi hanno lavorato con finanziamenti federali o statali può scattare una inchiesta sull'onestà del loro operato. Staremo a vedere. (23/11/2009)