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| Se lo scopo è salvare ogni embrione l’unica strada è il divieto totale |
Un modello matematico dimostra che pochi cambiamenti sarebbero bastati a migliorare una legge che impone ai medici la malpractice ed è così confusa da negare le sue stesse premesse ideologiche l cammino
della scienza è temporalmente irregolare: nel susseguirsi delle ere,
lunghi periodi di silenzio si alternano a vere e proprie esplosioni di produttività.
E fin dalla nascita della geometria – prima espressione della scienza,
elaborata dai contadini come metodo oggettivo e riproducibile per dividersi le terre – i ciclici
balzi in avanti del progresso scientifico hanno spesso trovato la società impreparata ad
affrontare i dilemmi posti dai nuovi limiti della conoscenza. A volte lo sconcerto si è trasformato
in involuzione e il risultato è stato un inasprimento dello spirito antiscientifico e
la rivincita dell’irrazionale. Basta pensare al Seicento: Newton, Cartesio e Galileo davano un
nuovo assetto alla concezione del mondo e contemporaneamente migliaia di donne venivano
bruciate sul rogo come streghe.A ben vedere anche oggi la nostra società, travolta da un’ondata di nuove scoperte e nuove tecnologie, si scopre in qualche modo “schizofrenica”, mentre qualcuno pensa a come risolvere la fame nel mondo grazie alla genetica applicata all’agricoltura, qualcun altro si rivolge a un mago per conoscere il suo futuro. E soprattutto anche oggi, come nel Seicento, il nostro sistema etico-culturale fa fatica a rapportarsi ai nuovi orizzonti scientifici, che, a volte, preferisce negare o comunque allontanare da sé. Ne è un esempio la fecondazione assistita, a cui darwin dedica lo speciale di questo numero, oggi al centro del dibattito a causa della controversa legge 40. A dispetto, o forse a causa, dei progressi della genetica, questa legge rappresenta, scientificamente e civilmente, un passo indietro rispetto alla legge 194, che stabiliva che la libertà riproduttiva è parte inalienabile dei diritti della persona e fa capo a quel principio di responsabilità individuale che è caratteristica fondamentale di tutte le civiltà democratiche. La nuova normativa, invece, definisce precisi limiti alla procreazione assistita, proprio ora che la genetica e le biotecnologie hanno ampliato di fatto le possibilità tecniche della fecondazione. Addirittura vieta la fecondazione eterologa, la più antica e semplice forma di fecondazione in caso di sterilità del maschio, che si pratica da diversi secoli. È come se la libertà di autodeterminazione dell’individuo fosse inversamente proporzionale alla sua effettiva possibilità di esercitarla. Vietando inoltre qualsiasi analisi di una cellula-uovo fecondata, la legge nega uno dei più grandi progressi della medicina degli ultimi anni. Pare che il legislatore ignori completamente il vero obiettivo delle analisi preimpianto, che è quello di dare la possibilità a chi è portatore di una malattia genetica di non trasmetterla ai propri figli. La grande speranza di ridurre drasticamente il tragico peso umano e sociale di 30.000 bambini che nascono in Italia ogni anno con gravi malformazioni viene così vanificata. La stessa paura e sfiducia nell’individuo e nella scienza traspare nel divieto contenuto nella legge di creare un numero di embrioni superiore a quello necessario a un unico impianto. Si ignora, o peggio ancora si nega, che gli embrioni che oggi vengono prodotti in soprannumero e conservati siano utilizzati a beneficio della coppia stessa (una sorta di riserva in caso di insuccesso) risparmiando alla donna un secondo doloroso intervento di prelievo di ovociti. Credo che queste poche e semplici osservazioni bastino per capire come il dibattito di oggi sulla fecondazione assistita vada ben oltre la sfera legislativa e politica. Io penso che dobbiamo leggerci i segni di una crisi profonda nella cultura della scienza e un inquietante ricorso all’ideologia per governare il suo futuro. Nessuno di coloro che si impegnano per il progresso civile dovrebbe rimanere indifferente. |