La tentazione del gambero
La legge sulla fecondazione nega la scienza e calpesta il progresso civile
UMBERTO VERONESI
 l cammino
della scienza è temporalmente irregolare: nel susseguirsi delle ere,
lunghi periodi di silenzio si alternano a vere e proprie esplosioni di produttività.
E fin dalla nascita della geometria – prima espressione della scienza,
elaborata dai contadini come metodo oggettivo e riproducibile per dividersi le terre – i ciclici
balzi in avanti del progresso scientifico hanno spesso trovato la società impreparata ad
affrontare i dilemmi posti dai nuovi limiti della conoscenza. A volte lo sconcerto si è trasformato
in involuzione e il risultato è stato un inasprimento dello spirito antiscientifico e
la rivincita dell’irrazionale. Basta pensare al Seicento: Newton, Cartesio e Galileo davano un
nuovo assetto alla concezione del mondo e contemporaneamente migliaia di donne venivano
bruciate sul rogo come streghe.
A ben vedere anche oggi la nostra società, travolta da un’ondata di nuove scoperte e
nuove tecnologie, si scopre in qualche modo “schizofrenica”, mentre qualcuno pensa a come
risolvere la fame nel mondo grazie alla genetica applicata all’agricoltura, qualcun altro si
rivolge a un mago per conoscere il suo futuro. E soprattutto anche oggi, come nel Seicento,
il nostro sistema etico-culturale fa fatica a rapportarsi ai nuovi orizzonti scientifici, che, a
volte, preferisce negare o comunque allontanare da sé. Ne è un esempio la fecondazione
assistita, a cui darwin dedica lo speciale di questo numero, oggi al centro del dibattito a causa
della controversa legge 40.
A dispetto, o forse a causa, dei progressi della genetica, questa legge rappresenta, scientificamente
e civilmente, un passo indietro rispetto alla legge 194, che stabiliva che la libertà
riproduttiva è parte inalienabile dei diritti della persona e fa capo a quel principio di
responsabilità individuale che è caratteristica fondamentale di tutte le civiltà democratiche.
La nuova normativa, invece, definisce precisi limiti alla procreazione assistita, proprio ora
che la genetica e le biotecnologie hanno ampliato di fatto le possibilità tecniche della fecondazione.
Addirittura vieta la fecondazione eterologa, la più antica e semplice forma di
fecondazione in caso di sterilità del maschio, che si pratica da diversi secoli. È come se la
libertà di autodeterminazione dell’individuo fosse inversamente proporzionale alla sua effettiva
possibilità di esercitarla.
Vietando inoltre qualsiasi analisi di una cellula-uovo fecondata, la legge nega uno dei
più grandi progressi della medicina degli ultimi anni. Pare che il legislatore ignori completamente
il vero obiettivo delle analisi preimpianto, che è quello di dare la possibilità a chi è
portatore di una malattia genetica di non trasmetterla ai propri figli. La grande speranza di
ridurre drasticamente il tragico peso umano e sociale di 30.000 bambini che nascono in
Italia ogni anno con gravi malformazioni viene così vanificata. La stessa paura e sfiducia nell’individuo
e nella scienza traspare nel divieto contenuto nella legge di creare un numero di
embrioni superiore a quello necessario a un unico impianto. Si ignora, o peggio ancora si
nega, che gli embrioni che oggi vengono prodotti in soprannumero e conservati siano utilizzati
a beneficio della coppia stessa (una sorta di riserva in caso di insuccesso) risparmiando
alla donna un secondo doloroso intervento di prelievo di ovociti. Credo che queste
poche e semplici osservazioni bastino per capire come il dibattito di oggi sulla fecondazione
assistita vada ben oltre la sfera legislativa e politica. Io penso che dobbiamo leggerci i
segni di una crisi profonda nella cultura della scienza e un inquietante ricorso all’ideologia
per governare il suo futuro. Nessuno di coloro che si impegnano per il progresso civile
dovrebbe rimanere indifferente.
  |