19/01/2006
H5N1
Le mutazioni del virus in Turchia
Il Centro di referenza britannico per l’influenza di Mill Hill ha ricevuto ieri dalla Turchia nuovi campioni prelevati da soggetti colpiti dall’influenza aviaria e i cui risultati sono attesi per la fine di questa settimana. La posta in gioco è chiarire alcuni aspetti del ceppo di H5N1 che circola in 19 province turche, e in particolare la caratterizzazione molecolare dell’emoagglutinina, una proteina di superficie del virus aviario che ne determina la capacità di colpire soggetti umani. I dati turchi sono quindi determinanti per risolvere un dilemma: i casi umani di H5N1 presentano differenze rispetto a quelli isolati in Estremo Oriente, in altri termini il virus ha fatto ulteriori passi avanti per adattarsi alla specie umana?
17/01/2006
BIOTECH
Decreto d’urgenza per i brevetti
Per evitare ulteriori richiami da parte della Commissione europea, il 29 dicembre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge per l’attuazione della direttiva comunitaria sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche. La direttiva nota con la sigla 98/44 ha avuto una storia travagliata in tutta l’Unione e la lunga concertazione che ha preceduto la sua approvazione nel 1998 non è bastata a vincere le resistenze di molti stati membri che l’hanno recepita con grande ritardo. Nella graduatoria dei ritardatari, comunque, l’Italia è riuscita a distinguersi, rimanendo insieme al Lussemburgo l’ultimo dei vecchi paesi membri dell’Unione a tradurre il testo comunitario in legge nazionale e meritandosi una procedura di infrazione da parte di Bruxelles.
15/01/2006
H5N1
La diffusione sistemica del virus
Un gruppo di ricercatori olandesi dell’Erasmus Medical Center ha chiarito per la prima volta la dinamica che porta H5N1 a una diffusione sistemica. Gatti alimentati con carne di polli affetti da questo tipo di influenza aviaria hanno contratto la malattia e successivamente l’hanno trasmessa a gatti sani che vivevano nello stesso ambiente. L’esame dei campioni biologici prelevati dagli animali ammalati ha consentito di rilevare la presenza del virus non solo nelle mucose del tratto respiratorio, ma anche in alcuni organi come fegato, rene, cuore, cervello e linfonodi. La novità assoluta è la presenza del virus nelle feci e nelle urine, segno evidente che H5N1 può diffondersi per via oro-fecale.
12/01/2006
AVIARIA
I numeri di H5N1
La tabella ufficiale dell’Organizzazione mondiale della sanità sui casi umani di H5N1 sembra dare ragione agli allarmisti: su 148 persone contagiate finora, i decessi sono stati ben 78. A rincarare la dose ci ha pensato il portavoce dell’Oms a Pechino, Roy Wadia, secondo cui "Possiamo senza dubbio affermare che il tasso globale di mortalità dell'influenza aviaria è tra il 50 e il 60 per cento e questo dato è valido anche per la Cina". All’apparenza il virus, che è endemico in una vasta regione dell’Asia e preme ormai sui confini dell’Europa, quando riesce a saltare dai volatili all’uomo diventa un killer spietato. Ma quanto sono affidabili queste cifre? E che probabilità ci sono che H5N1 inneschi la prima pandemia del terzo millennio?
11/01/2006
STAMINALI
Caso Hwang – le riviste corrono ai ripari
La pubblicazione del rapporto della Commissione di inchiesta della Seoul University sul caso Hwang ha spinto le riviste che hanno pubblicato i lavori del gruppo coreano a prendere provvedimenti anche se i due lavori sono stati ritirati. Science pubblica oggi l’ennesimo “statement” in cui riepiloga la cronologia dei fatti, ma è stato già annunciato che la rivista dedicherà al caso l’editoriale del prossimo numero. Nature, che ha pubblicato un altro lavoro del ricercatore coreano, ha incaricato un istituto del Maryland di esaminare a fondo l’articolo incriminato per stabilire se anche in questo caso vi sia stata frode. Ma il dibattito si è ormai spostato sull’affidabilità della peer-review.
10/01/2006
STAMINALI
Il rapporto sul caso Hwang
La commissione d’inchiesta nominata dalla Seoul University ha terminato il suo lavoro, presentando il rapporto conclusivo sull’operato del gruppo guidato da Hwang Woo Suk, che a questo punto difficilmente potrà sottrarsi a un’indagine penale. Mentre si aspetta ancora il risultato della seconda indagine, avviata dall’università di Pittsburg per chiarire il ruolo svolto dallo statunitense Gerald Schatten, è tempo di fare i primi bilanci. Secondo la commissione di Seoul, gli scienziati coreani sono davvero riusciti nella difficile impresa di clonare il primo cane.Ma si tratta di una magra consolazione, considerata la sconcertante entità della frode commessa negli altri due lavori contestati e che si apprestano a essere ritirati.
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